Sabato, 23 Febbraio, 2019

Il Rischio Incendi

Il rischio incendi boschivi e d’interfaccia si può definire come il valore atteso del danno dovuto al verificarsi di un incendio, in una particolare area e in un determinato periodo di tempo.

Ai sensi della L. 353 /2000, “per incendio boschivo si intende un fuoco che tende ad espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate che si trovano all’interno delle stesse aree, oppure su terreni, coltivati o incolti, e pascoli limitrofi alle aree”.

Nel caso in cui il fuoco va ad interessare l’ambiente antropizzato si parla di incendio di interfaccia.

      Incendio boschivo (fonte internet)                  Incendio di interfaccia (fonte internet)

Per interfaccia si intende il luogo dove l’area naturale e quella urbana si incontrano e interferiscono reciprocamente (definizione della National Wildland/Urban Fire Protection Conference (NW/UFCP) del 1987). 

Generalmente tale termine indica zone di contatto tra vegetazione naturale ed infrastrutture combustibili.

Il problema degli incendi nell’interfaccia tra bosco ed insediamenti abitativi presenta un duplice aspetto.

  • L’ incendio è causato dalle attività svolte negli insediamenti abitativi o in loro prossimità. In questo caso l’incendio si propaga dalle case al bosco circostante.
  • L’incendio parte dal bosco e si propaga fino ad interessare successivamente gli insediamenti civili.

 

L’ area di interfaccia si classifica sulla base di diverse tipologie insediative:

  • Interfaccia classica: insediamenti di piccole e medie dimensioni (periferie di centri urbani, frazioni periferiche, piccoli villaggi, nuovi quartieri periferici, complessi turistici di una certa vastità, ecc.), formati da numerose strutture ed abitazioni relativamente vicine fra loro, a diretto contatto con il territorio circostante ricoperto da vegetazione, arborea e non arborea.
  • Interfaccia occlusa: presenza di zone più o meno vaste di vegetazione (parchi urbani, giardini di una certa vastità, “lingue” di terreni non ancora edificati o non edificabili che si insinuano nei centri abitati, ecc.), circondate da aree urbanizzate.
  • Interfaccia mista: presenza di strutture o abitazioni isolate distribuite sul territorio a diretto contatto con vaste zone popolate da vegetazione arbustiva ed arborea. In genere si hanno poche strutture a rischio, anche con incendi di vegetazione di vaste dimensioni. E’ una situazione tipica delle zone rurali, dove molte strutture sono cascine, sedi di attività artigianali, insediamenti turistici ecc.

    I mesi a più elevato rischio sono quelli estivi, quando la siccità, l’alta temperatura ed il forte vento fanno evaporare parte dell’acqua trattenuta dalle piante, determinando condizioni naturali favorevoli all'innesco e allo sviluppo di incendi.

    Le conseguenze per l’equilibrio naturale sono gravissime e i tempi per il riassetto dell’ecosistema forestale e ambientale molto lunghi. Le alterazioni delle condizioni naturali del suolo causate dagli incendi favoriscono inoltre i fenomeni di dissesto dei versanti provocando, in caso di piogge intense, lo scivolamento e l'asportazione dello strato di terreno superficiale.

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Il Rischio Industriale

Tutte le attività connesse con l’impiego di tecnologie e di impianti industriali sono attività intrinsecamente a rischio.

Il rischio chimico-industriale è connesso, ai sensi del D. Lgs. n. 334 del 17/08/1999, alla probabilità che "un evento quale un'emissione, un incendio o una esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento" e " che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana e per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose".

Gli effetti sulla salute umana in caso di esposizione a sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera durante l’incidente variano a seconda delle caratteristiche delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d’esposizione e dalla dose assorbita.

Gli effetti sull’ambiente sono legati alla contaminazione del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera da parte delle sostanze tossiche. Gli effetti sulle cose riguardano principalmente i danni alle strutture.

Tali effetti sono mitigati dall’attuazione di adeguati piani di emergenza, sia interni (redatti dall’industria per fronteggiare immediatamente l’evento accidentale), sia esterni (redatti dall’Autorità preposta al fine di fronteggiare i possibili effetti sul territorio circostante).

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Il Rischio Idrogeologico

Il termine dissesto idrogeologico viene usato per indicare tutti i danni - reali o potenziali – ed i fenomeni il cui innesco, caratteristiche e dinamica sono condizionati prevalentemente dall’elemento “acqua” (sia superficiale che sotterranea), dalle caratteristiche di rocce e terreni, nonché dalla morfologia del paesaggio, in modo più generico, quindi, dalla “storia geologica” di una determinata area. Le manifestazioni più tipiche di fenomeni idrogeologici sono frane, alluvioni, erosioni costiere, subsidenze e valanghe.


Ai fini della Protezione Civile il rischio è differenziato e definito come:

  • Il rischio idrogeologico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane.
  • Il rischio idraulico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici critici (possibili eventi alluvionali) lungo i corsi d’acqua principali.

In Calabria il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta un problema di notevole importanza.

 Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia (distribuzione dei rilievi montuosi) complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi. Il tempo che intercorre tra l’inizio della pioggia e il manifestarsi della piena nel corso d’acqua può essere dunque molto breve. Eventi meteorologici intensi combinati con queste caratteristiche del territorio possono dare luogo dunque a fenomeni alluvionali violenti caratterizzati da cinematiche anche molto rapide (colate di fango e flash floods).

 

 

Il rischio idrogeologico è inoltre fortemente condizionato anche dall’azione dell’uomo. La densità della popolazione presente su aree a rischio idrogeologico, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni montani, gli incendi, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua aggravano il dissesto e mettono ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio calabrese aumentando l’esposizione ai fenomeni e quindi il rischio stesso.

La frequenza di episodi di dissesto idrogeologico, che hanno spesso causato la perdita di vite umane e ingenti danni ai beni, impongono una politica di previsione e prevenzione non più incentrata sulla 

riparazione dei danni e sull’erogazione di provvidenze, ma sull’individuazione delle condizioni di rischio e sull’adozione di interventi per la sua riduzione.

Provvedimenti normativi hanno imposto la perimetrazione delle aree a rischio, e si è sviluppato inoltre un sistema di allertamento e sorveglianza dei fenomeni che, assieme a un’adeguata pianificazione comunale di protezione civile rappresenta una risorsa fondamentale per la mitigazione del rischio, dove non si possa intervenire con misure strutturali.

In Calabria le aree a rischio idrogeologico sono individuate dall’Autorità di Bacino Regionale.

 

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Il Rischio Antropico

Ricadono in questa categoria situazioni artificiali dovute alle iniziative e alle attività dell’uomo che sottopongono gruppi di persone a minacce di inquinamento, guasti delle comunicazioni, problemi generali di vita e di sopravvivenza.

 

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s

Che cosa è il rischio

Ai fini di protezione civile, il rischio è rappresentato dalla possibilità che un fenomeno naturale o indotto dalle attività dell’uomo possa causare effetti dannosi sulla popolazione, gli insediamenti abitativi e produttivi e le infrastrutture, all’interno di una particolare area, in un determinato periodo di tempo.

Rischio e pericolo non sono dunque la stessa cosa: il pericolo è rappresentato dall'evento calamitoso che può colpire una certa area (la causa), il rischio è rappresentato dalle sue possibili conseguenze, cioè dal danno che ci si può attendere (l’effetto).

Per valutare concretamente un rischio, quindi, non è sufficiente conoscere il pericolo, ma occorre anche stimare attentamente il valore esposto, cioè i beni presenti sul territorio che possono essere coinvolti da un evento, e la loro vulnerabilità.

Il rischio quindi è traducibile nella formula:

 

R = P x V x E

 
P = PERICOLOSITÀ esprime la probabilità che in una zona si verifichi un fenomeno di una determinata intensità in un determinato periodo di tempo.  
V = Vulnerabilità indica, invece, l’attitudine di un “elemento” (persone, edifici, infrastrutture, attività economiche) a sopportare gli effetti di un evento in funzione dell’intensità dell’evento. La vulnerabilità esprime quindi il grado di perdite di un dato elemento o di una serie di elementi risultante dal verificarsi di un fenomeno di una data intensità, espressa in una scala da zero (nessun danno) a uno (distruzione totale).  
E = Esposizione o Valore esposto indica l’elemento che deve sopportare l’evento e può essere espresso o dal numero di presenze umane o dal valore delle risorse naturali ed economiche presenti, esposte ad un determinato pericolo.  

 

Il rischio esprime dunque il numero atteso di perdite di vite umane, di feriti, di danni a proprietà, di distruzione di attività economiche o di risorse naturali, dovuti ad un particolare evento dannoso.

Spesso i termini "rischio” e "pericolosità" vengono usati con lo stesso significato. Facendo questo si cade in errore perché un fenomeno potenzialmente PERICOLOSO diventa un RISCHIO solo se interagisce direttamente su un bene ad esso ESPOSTO.

Ad esempio, considerando due zone con lo stesso livello di pericolosità sismica, una di tipo urbano densamente abitata e l'altra desertica, si otterranno valori di rischio sismico diversi tra di loro. Infatti, nella zona densamente abitata i fattori Esposizione e Vulnerabilità assumono valori altissimi e di conseguenza anche il rischio, mentre nella zona desertica non avendo danni (perché assenti gli edifici) i valori di rischio sono quasi nulli.

Altro modo per diminuire il rischio è quello di ridurre la vulnerabilità degli elementi esposti. Un terremoto a parità di magnitudo provoca molti più danni là dove gli edifici non rispettano le normative antisismiche, mentre i suoi effetti sono mitigati laddove gli edifici sono costruiti rispettando tutte le norme.

 

CLASSIFICAZIONE DEI RISCHI

 

Principali tipologie di rischio naturale in Calabria

 

Principali tipologie di rischio antropico in Calabria

0
0
0
s2sdefault
powered by social2s